giovedì 24 giugno 2010

Dall'economia alla cultura

Fuori dalla finestra quella stessa luna fotografata il mese scorso ( e pubblicata solo ieri) brilla e mi chiama alla veglia, ai pensieri, alla lettura e alla scrittura.
Sto continuando la ormai plurimensile lettura de "L'economia della felicità" di Luca de Biase, testo che mi sta richiedendo tempo nonostante la mole tutt'altro che imponente o il linguaggio abbastanza easy, ma per il modo umorale in cui ne sto affrontando l'analisi.
In certi punti scorreva veloce, senza sforzo, arricchendomi di idee ed impressioni, poi l'ho trovato sterile, troppo adorante nei confronti di un unico altro filosofo del pensiero economico moderno, così mi bloccavo e mi prendevo delle pause in cui leggevo altri libri. Adesso scorre bene, siamo di nuovo in sintonia e non ho problemi a leggerlo anche a quest'ora.
Proprio dalla sua lettura mi è venuto in mente di sottoporvi un quesito.
Prima com'è nato, perchè non c'è altro modo per iniziare ad esporre un'idea che iniziare dal principio.
Verso gli ultimi paragrafi c'è un'analisi del concetto di paradigma esposto nel libro, cioè " i paradigmi riguardano la visione del mondo e i parametri fondamentali con i quali lo si interpreta". Poi espone le teorie di un altro studioso circa il succedersi dei paradigmi nelle epoche, quindi dal paradigma politico della modernità al paradigma economico dell'epoca post rivoluzione industriale, tutt'ora imperante. Ma, ed è questo il punto focale del discorso, viene affermato che ora sta prendendo piede un nuovo paradigma, cioè quello della cultura.
Le categorie del paradigma dell'economia sono: classi sociali e ricchezza, borghesia e proletariato, sindacati e scioperi, stratificazione e mobilità sociale, ineguaglianza e redistribuzione.
In quello che si auspica diventerà il nuovo paradigma-guida degli anni a venire invece le categorie principali sono: identità, soggetto, comunità, territorio, immaginario collettivo.
Il paradigma della cultura viene definito "un modo per raccontare il passaggio alla società dell'informazione e della conoscenza".
Qui mi è sorto un dubbio: non sarà che nella grande ruota del tempo, che oltre che girare macina, a forza di andare e tritare ha rimescolato un po' le cose ma stiamo tornando al primigenio concetto di filosofo Antica Grecia Style? Il filosofo era l'umile innamorato della conoscenza per eccellenza, il più grande dei quali si vantava di non sapere. Certo, la loro apertura al sapere era ombreggiato da parecchi pregiudizi, ma ognuno è figlio del suo tempo e ogni tempo ha i suoi pregiudizi. Oggi è l'apertura alle nuove idee, alla multiculturalità sincera del web a renderci tutti filosofi, senza rifuggire nulla, sempre spinti dal desiderio di approfondire gli spunti che altri ci regalano, considerando la nostra suprema ricchezza la relazione con l'essere umano in carne e ossa come con quello al di là di uno schermo (ben inteso che uno non sostituisce l'altro).
Voi cosa ne pensate?

Luna


Devo condividere, ma scrivendo non solo ricette, ho bisogno di condividere anche idee e pensieri, letture di ogni giorno e avventure straordinarie.
Il limite che mi ero autoimposta di scrivere qualcosa di universalmente condivisibile come una ricetta, che potrà non piacere ma nella sua natura è innegabile, non mi basta più. Devo infrangerlo e superarlo così da mantenere vivo questo salotto in cui possiamo incontrarci e scriverci e invitarci negli altri salotti di nuova mondanità.